Nuova illuminazione con la torcia led

Le torce led sono dei dispositivi alternativi alle classiche torce a lampadina, che sfruttano la tecnologia optoelettrica del led. Questo tipo di torcia, che esteticamente non differisce molto da una comune torcia a lampadina, è in grado di fornire alte prestazioni ad elevato risparmio energetico. Vediamo in dettaglio come funzionano e quali vantaggi possono essere tratti dal loro utilizzo in luogo della vecchia torcia a lampadina.

Usare una torcia a led

Per capire cos’ è un led è utile ricordare che con questi dispositivi abbiamo a che fare nella vita quotidiana da anni. Ad esempio un led che tutti conosciamo è quello dei nostri apparecchi televisivi. La piccola spia rossa che appare quando il televisore è spento e resta acceso continuativamente finché la spina sia inserita nella presa elettrica, è un led. Tenendo presente questo esempio possiamo subito ricavare una caratteristica del led: Non si esaurisce. Questo dispositivo infatti sfrutta l’ elettroluminescenza, come accennato e non è soggetto a surriscaldamento.

Le sue prestazioni sono elevate ed è alimentabile con comuni batterie, attraverso l’ energia solare o addirittura incamerando energia attraverso il movimento meccanico. Il led non va sostituito e non vi abbandonerà nel cuore della notte, quando ne avrete bisogno per sostituire una gomma in strada o per trovare il quadro elettrico quando a causa di un forte temporale o di un sovraccarico di corrente salterà la luce.

Tipi di torcia led

le torce a led sono spesso simili esteriormente alle torce tradizionali a lampadina, poiché chiaramente la forma di queste ultime era già adeguata agli scopi per la quale è stata progettata. ciò che varia dunque non è la forma dell’ oggetto, mantenuta in quanto già validissima, ma la tecnologia. Si è già detto che il componente principale di una torcia a led è il dispositivo optoelettrico detto led. ma come lo si alimenta? Non avrà forse bisogno di pile che saranno scariche proprio quando avremo più bisogno di una fonte di luce alternativa? questo aspetto dipende esclusivamente dal modello di torcia che avete acquistato. Si è già specificato che un led è per sua natura inesauribile e non va mai sostituito, dunque sappiamo che non ci abbandonerà finche sarà alimentato.

In alcuni modelli è necessario l’ uso di comuni pile. esistono però alcuni modelli, tra l’altro ecocompatibili, in grado di sfruttare l’ energia solare e trasformarla in energia elettrica e ancora altri, molto pratici, di piccolo formato, da potersi portare comodamente in tasca quando si è in campeggio, ad esempio, dotati di un meccanismo manuale che consente, esercitando una semplice pressione su un apposito grilletto, di incamerare energia e trasformarla immediatamente in luce. Con l’esercizio di un solo minuto di pressione, avrete garantita la luce per un’intera ora.

Caratteristiche del depuratore dell’acqua

L’ acqua che utilizziamo quotidianamente, per dissetarci, per lavarci, per lavare la casa, i vestiti ecc. È caratterizzata, in base al territorio in cui viviamo, dalla presenza di residui, i quali non sempre la rendono godibile al palato e che sul lungo periodo possono causarci alcuni problemi sia a livello di salute sia sul piano delle finanze. Un depuratore d’ acqua è pensato appositamente per annientare i residui presenti nell’ acqua che sgorga dai nostri rubinetti o che riempie i nostri pozzi.

Quale depuratore è migliore

Le aziende produttrici di depuratori d’ acqua mettono a disposizione dei loro clienti un servizio di consulenza, indispensabile a comprendere quale tipo di depuratore si adatti maggiormente al tipo di acqua da depurare. Tutta l’ acqua potabile deve rispondere necessariamente a determinati requisiti di potabilità e tuttavia, come accennato, alcuni tipi di residui, seppur presenti in minima parte, giorno dopo giorno possono causare dei problemi alla nostra salute.

Le acque particolarmente ricche di calcio ad esempio possono causare problemi ai reni, quali renella o calcolosi, disturbi davvero molto, molto fastidiosi. Ma sono molti i tipi di residui individuabili nell’ acqua che sgorga dai rubinetti delle nostre case. La purificazione con depuratori acqua domestici può essere effettuata con tipi di depuratore tra loro diversi. Primi tra tutti i filtri. Un filtro può essere direttamente applicato al rubinetto della vostra cucina.

Purificare l’acqua con l’addolcitore

La purificazione dell’acqua attraverso i filtri avviene meccanicamente e può essere del tipo a microfiltrazione o a ultrafiltrazione. Veniamo al secondo tipo di depuratore dell’acqua: L’addolcitore. L’ addolcitore è un dispositivo dotato di serbatoio, di dimensioni piuttosto grandi, che necessita dell’assistenza si personale qualificato per essere collegato all’ impianto idrico. L’addolcitore, attraverso uno specifico sale, annienta il residuo calcareo dell’acqua, rendendola morbida e leggera.

I vantaggi che derivano dall’uso dell’addolcitore sono apprezzabili soprattutto sulla pelle e i capelli, perché risulteranno più morbidi e lucenti e sui vestiti che comunemente sottoponiamo a lavaggio domestico. I tessuti infatti tendono a rovinarsi se lavati in acque troppo calcaree, con la conseguenza di invecchiare e divenire inutilizzabili molto prima. La lavatrice ma anche la lavastoviglie, vi ringrazieranno per aver istallato l’ addolcitore, in quanto, una volta annullato il residuo calcareo, non necessiteranno più di manutenzioni frequenti e cambio di pezzi costosi a causa del calcare.

L’ addolcitore infatti richiede solo una modica spesa per la ricarica periodica del sale. E veniamo all’ ultimo tipo di depuratore dell’acqua domestica, noto come depuratore a osmosi inversa. Questo tipo di dispositivo, in grado di separare dall’acqua anche le molecole più piccole come i sali minerali, si adatta particolarmente bene allo scopo di rendere potabile l’ acqua dei pozzi. Funziona attraverso l’ azione combinata di una serie di filtri a micro e ultrafiltrazione.

La videosorveglianza con telecamere ip

Se avete la necessità di installare nel vostro appartamento, nel giardino della vostra villa allora i dispositivi elettronici di ultima generazione noti come telecamere ip possono fare certamente al caso vostro. Questi nuovissimi modelli di telecamere di videosorveglianza presentano infatti delle specifiche caratteristiche che le rendono di gran lunga più vantaggiose in relazione ai classici dispositivi di videosorveglianza a nastro. Vediamone nel dettaglio le caratteristiche.

Caratteristiche dei dispositivi

le telecamere ip sono dispositivi dotati di alimentazione elettrica semplici da installare. Le condizioni necessarie al loro funzionamento sono infatti semplicemente due: disporre di una connessione a internet e di una presa di corrente elettrica. Al momento dell’acquisto generalmente vi verrà fornito in dotazione con le telecamere ip uno speciale software, attraverso il quale è possibile collegare un dispositivo mobile come uno smarthphone o un tablet alle telecamere di sorveglianza e ottenere in tempo reale, ovunque voi vi troviate, a patto che disponiate di una connessione a internet, le immagini catturate dagli obbiettivi delle vostre videocamere in formato digitale.

L’avanzata tecnologia delle telecamere ip infatti fa sì che esse siano in grado di convertire istantaneamente le immagini in informazioni digitali trasmissibili in rete. Le telecamere ip possono essere talvolta dotate di memoria o spazio di archiviazione interna oppure no. Generalmente sono provviste di un alloggiamento per scheda di memoria SD.

Telecamere ip da interni e da esterni

I modelli di telecamere ip disponibili sul mercato sono piuttosto variegati tra loro. anzitutto va fatta una distinzione tra dispositivi di videosorveglianza adatti ad ambienti interni e dispositivi adatti ad ambienti esterni. I primi sono in genere fabbricati in materiali più leggeri e meno resistenti alle variazioni climatiche. Possono coprire angoli di visuale molto diversi. I modelli fish eye sono in grado di offrire una visuale a trecentosessanta gradi sull’intero spazio di sorveglianza.

Per monitorare un loft ad esempio, potrebbe bastare un unico dispositivo fish eye. Alcune telecamere ip contemplano la visione notturna, tra questi in particolar modo quelle pensate per il monitoraggio di ambienti esterni. Le telecamere ip da videosorveglianza in esterni sono fabbricate in materiali termici, particolarmente resistenti alle variazioni di temperatura ed impermeabili; sono pensate appositamente per durare maggiormente all’usura nel tempo.

La potenzialità dell’affettatrice

L’affettatrice grazie alla lama circolare di cui è dotata è un ottimo strumento ad alimentazione elettrica, che consente di tagliare perfettamente alimenti di diverso genere.

L’utilizzo dell’affettatrice

Sul mercato è possibile trovare sia affettatrici professionali, adatte ai banchi alimentari, sia affettatrici più agevoli, leggere e minute per uso domestico, semplici da usare, le quali richiedono pochi accorgimenti. Al riguardo, occorre, anzitutto, regolare, l’ampiezza del taglio, mediante un dispositivo meccanico, a seconda dello spessore che si desidera. Si pensi, ad esempio ad una bella fetta di gustoso prosciutto da servire col melone ai nostri ospiti o ad una succulenta fetta di formaggio per farcire il nostro panino nella pausa pranzo.

In secondo luogo, bisogna posizionare l’alimento da tagliare sul vassoio e fissarlo in maniera salda, mediante l’apposito dispositivo a punte, che infilza il prodotto, immobilizzandolo. E per finire, con attenzione ed un pizzico cautela, siamo pronti per usare la nostra affettatrice elettrica, pigiando il tasto di accensione. Quando la lama inizierà velocemente a ruotare, basterà semplicemente far scorrere il vassoio da taglio, tenendolo saldamente per l’ impugnatura, per vedere man mano venire fuori delle fette perfette, da raccogliere sul lato opposto, adeguatamente predisposto a tal fine.

La manutenzione dell’affettatrice

L’affettatrice al pari di ogni altra macchina esige una manutenzione specifica, sia pure semplice, da eseguirsi con cura e costanza secondo le istruzioni fornite dalla casa produttrice. Indubbiamente una precipua attenzione va riservata alla pulizia dell’affettatrice, con prodotti adeguati, trattandosi di un macchinario ad uso alimentare, al fine di rimuoverne ogni traccia che possa alterare gli alimenti da tagliare in futuro. Ci sono affettatrici professionali e affettatrici per uso casalingo.

Le prime sono sostanzialmente costruite in materiali molto resistenti all’usura tipo acciaio inossidabile, con caratteristiche qualitativamente differenti rispetto a quelle proprie delle affettatrici ad uso domestico. Risultano, infatti, più pesanti e potenti e richiedono maggiori precauzioni nell’uso essendo dotate di lame molto affilate. Invece le affettatrici destinate all’uso casalingo hanno costi molto più bassi, sono di dimensioni decisamente più piccole rispetto a quelle professionali per i banchi alimentari dei grandi supermercati, e sono costruite in materiai più leggeri come ad esempio la plastica. Sono poco potenti e quindi hanno una lama con velocità ridotta.In compenso offrono prestazioni assolutamente idonee all’uso che si desidera farne in casa, e pertanto sono assolutamente consigliabili.

Un consiglio: ritirare sempre le fette dal lato opposto a quello del taglio, in quanto la lama, essendo concava, la rende tagliente da un lato e sicura dall’altro.
Occorre rispettare sempre le istruzioni d’uso fornite al momento dell’acquisto dell’affettatrice. Tenere fuori dalla portata dei bambini e ricordarsi di pulirla dopo ogni utilizzo con detergenti consoni a macchinari relativi ad alimenti.

Tagliare i capelli da soli con un tagliacapelli

La macchinetta tagliacapelli è un dispositivo dotato di alimentazione elettrica pensato per tagliare i capelli in sicurezza e agevolmente anche senza l’aiuto del parrucchiere. è generalmente preferita dai maschi, poiché in usano maggiormente portare i capelli corti. è un attrezzo molto pratico che richiede poca manutenzione e qualche piccolo accorgimento. vediamo insieme come è fatta e come funziona una tagliacapelli.

Una macchinetta che taglia bene

Una macchina tagliacapelli è costituita da un corpo, dotato di tasto di accensione e da una testina contenente una lama regolabile. il cavo di alimentazione può essere fisso o mobile. La macchina tagliacapelli può avere dunque alimentazione a cavo o batteria ricaricabile tramite apposito dispositivo di alimentazione. L’ampiezza dl taglio è regolabile attraverso una piccola rotella che fa scorrere la lama contro uno speciale pettine in materiale plastico, predisponendo così la misura desiderata del taglio. il principio di funzionamento di una macchinetta tagliacapelli è lo stesso di un regolabarba. Il tagliacapelli è uno strumento sicuro e preciso, capace di tagliare in maniera piuttosto omogenea l’intera chioma in pochi minuti.

Chiunque può utilizzare un tagliacapelli professionale e risparmiare soldi e tempo investiti dal barbiere o dal parrucchiere di fiducia. Ma la tagliacapelli è uno strumento in origine utilizzato proprio dai barbieri, presso i cui saloni troverete modelli potenti e cotruiti in materiali molto resistenti, il che vuol dire meno soggetti ai danni provocati dall’usura. Le lame ovviamente possono essere costruite in materiali differenti, dall’acciaio alla punta di diamante, caratteristica che, insieme alla potenza del motore, ai materiali in cui è realizzato il corpo macchina e alla marca di fabbricazione, incide notevolmente sul prezzo. un tagliacapelli può avere infatti un prezzo estremamente variabile.

Complessità variabili dei tagliacapelli

Un apparecchio dalle prestazioni sufficienti e in materiali di base, senza particolari caratteristiche può avere un costo anche molto basso. Un apparecchio più sofisticato, di ultima generazione, realizzato in materiali pregiati, su cui siano montate lame professionali, magari dotato di manico ergonomico e di presa a cavo usb, può costare invece un bel po’. Per un uso sporadico del tagliacapelli dunque, si consiglia di acquistarne un modello che sintetizzi un buon compromesso tra qualità e prezzo, senza strafare.

Non è infatti assolutamente detto che per ottenere un buon taglio sia necessario investire una gran quantità di denaro, l’importante è utilizzarla correttamente, seguendo le istruzioni riportate dalla casa produttrice nel manuale di istruzioni che riceverete in dotazione al momento dell’acquisto e avere cura di mantenerla pulita dopo ogni utilizzo.

Grandi cambiamenti in era medievale

L’idea di Medioevo nasce con l’Umanesimo italiano quando letterati e artisti acquisirono la consapevolezza di vivere in un’epoca di grandi trasformazioni sia culturali che morali, individuando nel percorso della civiltà tre fasi, ovvero l’antichità classica, l’età della decadenza, in cui viene compresa la caduta dell’impero romano, e l’età nuova, in cui rinascono i valori della civiltà classica.

Il Medioevo visto dagli occhi di un umanista

L’orgoglio di vivere in un’epoca di grande progresso e cambiamento intellettuale rappresentò uno dei fattori unificanti della cultura umanistica europea, in cui non venne assunto un atteggiamento univoco verso l’età definita media tempestas, media aetas, medium aevum. Non era possibile condividere del tutto il disprezzo per dei secoli in cui comunque si era assistito alla formazione delle istituzioni politiche e in cui si era affermata l’idea di nazione, ecco perché il motivo reale di critica e disprezzo verso il periodo del Medioevo venne addotto all’operato della Chiesa di Roma, che deviò dalla sua missione e dal modello della comunità cristiana originaria.

La polemica riguardo al Medioevo si arricchì ben presto di connotazioni religiose oltre che letterarie e artistiche, per cui da un lato si andò delineando uno dei fattori originali della società medievale ovvero il carattere profondamente religioso, e dall’altro si assistette all’inizio della lotta tra protestanti e cattolici.

Come cambia la visione del Medioevo nel Settecento

È ancora nel Settecento che la critica sul Medioevo riprende e si posa sugli aspetti delle istituzioni politiche e sociali che gli illuministi credevano essere dei residui delle superstizioni dell’età medievale. Tale critica in realtà maturò la consapevolezza che bisognava risalire al Medioevo per cogliere le origini del mondo moderno. Per superare la polemica sul Medioevo bisognerà attendere la fine del Settecento e la contestazione dei valori illuministici: filosofi e letterari esalteranno il Medioevo come epoca di serenità spirituale e il Cristianesimo quale forza creatrice dell’Europa, mentre gli storici neo ghibellini individueranno nel papato proprio quella forza che ricoprì un ruolo negativo.

Anche la cultura romantica contribuì alla rivalutazione del Medioevo esaltandolo quale epoca religiosa per eccellenza. Il Medioevo generò un ampio interesse della cultura romantica verso tanto che ebbe l’effetto di stimolare la ricerca storica a livello scientifico, che proprio nell’Ottocento registrò innumerevoli progressi a livello metodologico, progressi che erano destinati a intensificarsi ancora di più nel corso della seconda metà del secolo, quando la storia divenne materia per pochi specialisti senza più essere al centro dell’attenzione di letterati e filosofi.

Cultura bizantina diffusa nel Medioevo

Il periodo che va dalla fine del dominio bizantino fino all’avvento di Carlo Magno e alla formazione del nuovo Impero romano d’Occidente è caratterizzato da una profonda depressione politica, economica e culturale, mentre per la cultura orientale sarà un periodo di splendore la cui influenza non mancherà di farsi sentire nel tormentato mondo occidentale.

L’influenza dell’Oriente

La bizantina è una cultura in tutti i suoi aspetto sia politici che economici essenzialmente religiosa, che mira a realizzare in terra l’ordine divino e a garantire all’umanità la salvezza oltre la vita. La società bizantina è ordinata secondo una rigida gerarchia che si traduce in una pesante e capillare burocrazia e in un meticoloso formalismo, ma si tratta anche di una società percorsa da forti correnti spirituali impegnate nelle discussioni dottrinali e spesso in lotta tra loro. In tale società che mira alla trascendenza, il tipo umano ideale è rappresentato dall’asceta, dall’eremita che è ascoltato con rispetto anche quando pronuncia invettive roventi o predice tremendi castighi.

Immancabilmente l’arte bizantina si rivela un mix di correnti ciascuna delle quali elabora una propria tradizionale stilistica e iconografica e risente di numerose tendenze di pensiero religioso. Da una parte quindi c’è l’arte della corte di Costantinopoli che tende a far venerare immagini, dall’altra c’è l’arte delle correnti provinciali tra cui spicca quella siriaca, che conferisce un carattere narrativo e drammatico alle immagini. Carattere narrativo quindi che assume un peso morale ben visibile nell’intensificazione delle linee, nell’esasperazione del colore e nel modo di rappresentare l’immagine.

L’arte bizantina in Italia

La cultura artistica bizantina si diffonde anche in Italia e in particolare sul versante adriatico e in una parte della pianura padana, ma vera zona franca della cultura artistica rimane Roma dove compaiono artisti proveniente dalle diverse regioni dell’Oriente cristiano specialmente dalla Siria. Contrapponendosi alla pretesa degli imperatori d’Oriente che hanno voce in campo dogmatico e artistico, la Chiesa di Roma pone l’accento sul rifiuto del fasto orientale nelle costruzioni religiose e inneggia al ritorno alla semplicità dell’epoca paleocristiana, incoraggia la rappresentazione di fatti storico-religiosi utili all’educazione religiosa dei fedeli e insiste sulla funzionalità educativa dell’arte.

Le chiese, quindi, subiscono continui rimaneggiamenti e trasformazioni sia nelle forme architettoniche che nelle pitture decorative. Con le correnti culturali che continuano ad affluire a Roma si spiegano anche le interpretazioni e le varianti architettoniche dell’antico schema paleocristiano che si manifestano con ampiezze desuete delle navate o delle absidi. Anche la scultura si riduce a mera decorazione architettonica di capitelli, cornici e transenne, che spesso risultano il prodotto di un artigianato scaduto e scadente.

Curiosità dal Medioevo

Suddividere il Medioevo in periodi è indispensabile per connotare un’epoca in cui si svilupparono numerose trasformazioni rispetto all’età antica che costruirono la base per l’emergere di una nuova età, quella moderna. Tra la fine dell’età antica e l’inizio di quella moderna si rivela l’esistenza di un’età intermedia diversa, con una sua civiltà e caratterizzata da propri elementi che si può suddividere facilmente nei quattro periodi riconosciuti dalla storiografia.

Le trasformazioni e i cambiamenti dall’età romanica al Medioevo

La storiografia italiana colloca tra la fine dell’impero romano d’Occidente e l’inizio dell’età moderna quattro periodi che fanno parte di un’età intermedia conosciuta come Medioevo. Il primo periodo va dal IV al VII secolo in cui si assiste a una lenta trasformazione del mondo romano e alla comparsa di elementi che in seguito saranno protagonisti di uno sviluppo più compiuto. Si tratta del periodo conosciuto come tarda antichità, in cui vanno esaurendosi i fattori che avevano caratterizzato il mondo romano, ovvero l’unità politica e l’integrazione economica tra le diverse regioni del Mediterraneo e l’importanza del ruolo delle città.

Negli stessi secoli si va affermando il cristianesimo, la cui dottrina verrà definita anche dal punto di vista organizzativo attraverso i concili ecumenici, in cui saranno stabiliti i suoi principali dogmi, mentre la Chiesa inizierà a stabilire una propria organizzazione ispirata a quella civile. Il secondo periodo noto come Alto Medioevo comprende i secoli dal VIII al X: in questi secoli, la vita dei popoli europei diventa ancora più precaria e insicura a causa delle incursioni di Normanni e Saraceni. Inoltre, è proprio in questo periodo che iniziano a nascere quei rapporti feudali destinati a contraddistinguere le società medievali.

L’autunno del Medioevo e la fine degli anni bui

Il terzo periodo è detto Pieno Medioevo, perché è l’età in cui matura e si esprime pienamente la civiltà medievale a ogni livello, sia nell’ambito sociale, politico e religioso che nella letteratura, nella filosofia e nelle arti, dimostrandosi proprio quella civiltà che Dante racconta nella sua Divina Commedia. Nei secoli del Tardo Medioevo, invece, si assiste a una crisi demografica ed economica e a profondi mutamenti che incisero fortemente sulla vita delle popolazioni europee. Iniziarono, infatti, a diffondersi nuovi modelli culturali, nuovi valori religiosi e si rinunciò definitivamente all’ideale dell’impero universale, mentre il papato mise da partele proprie ambizioni di egemonia politica.

Unica data simbolica di quello che fu denominato come l’ ‘autunno del Medioevo’, è quella relativa alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, ma non tanto perché in quell’anno si assiste a dei reali cambiamenti nella vita politica, sociale ed economica delle popolazioni, ma perché la scoperta stessa provocò l’apertura di frontiere fino ad allora conosciute segnando il culmine delle trasformazioni dell’Europa del Trecento e Quattrocento.

L’architettura ai tempi di Augusto Imperatore

Con l’avvento di Augusto la trasformazione di Roma è evidente: dall’austerità della repubblica si passa al decoro dell’Impero, per cui l’architettura augustea si rivela aperta all’influenza ellenistica senza rinnegare la tradizione etrusca.

Dall’architettura repubblicana all’architettura imperiale

Quando Augusto fa erigere il proprio mausoleo riesce a far fondere il tema orientale della tomba monumentale con quello etrusco del tumulo, e ciò vale anche per la tomba di Cecilia Metella, mentre la piramide di Caio Cestio è di più manifesto esempio egiziano. Altro elemento caratteristico dell’architettura augustea è l’arco trionfale che discende dall’arco etrusco con qualche minima integrazione classica.

L’isolamento dell’arco così come quello postumo della colonna a scopo celebrativo manifesta il chiaro intento dei romani ad attribuire alle forme architettoniche viste quali icone di stabilità e di durata, la funzione di rappresentazione di quei grandi valori che sono alla base dell’ideologia dello stato. Il concetto stesso di monumento si lega palesemente alla volontà di stabilire un rapporto reale tra il passato storico, il presente e il futuro manifestando con la costruzione di tali monumenti la perennità di quei valori.

Il significato ideologico dei monumenti imperiali

La Domus Aurea che Nerone si fece costruire è l’immagine della follia di un visionario megalomane ma che ebbe una rilevante importanze nell’ambito dello sviluppo dell’architettura romana. Infatti, Nerone intendeva costruire una sorta di ‘palazzo del Sole’, per cui attinse da modelli orientali e ciò è evidente non solo nell’ostentazione del fasto dei marmi e delle opere d’arte ma anche nel collegamento dell’edificio ai giardini per cui la domus venne concepita non come n blocco chiuso ma come in organismo snodato che comunica con la natura.

La domus quindi fu costruita con l’idea che dovesse essere un monumento, ma non alla gloria della patria ma alla divinità dell’imperatore, un concetto questo che si ritroverà in tutta l’architettura imperiale. L’anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo, inaugurato dall’imperatore Tito nell’80 d.C. assunse ben presto un valore simbolico per le molte memorie storiche che rappresentava.

Per spiegare il modo in cui il Colosseo sia riuscito ad assumere tale significato ideologico bisogna analizzarlo dall’interno: lo spettacolo di gladiatori, belve e lottatori che si teneva all’interno dell’anfiteatro non era altro che una sorta di grande parata che doveva dimostrare agli occhi del mondo il trionfo continuamente celebrato dei governatori e del popolo di Roma. Non per niente la grande mole ellittica era stata eretta per dominare e contraddistinguere il paesaggio dell’Urbe: era stata costruita perché si trovasse perfettamente in asse con il foro e ne chiudesse la prospettiva monumentale.

La nascita delle prime università

Il mondo antico aveva già conosciuto un’istruzione di tipo superiore soprattutto nel campo del diritto, della retorica e della filosofia ma non le università con la divisione in facoltà, piani di studio ed esami di laurea. A una tale organizzazione non si giunge nemmeno nel basso impero, con l’avvento di scuole pubbliche di diritto in cui insegnavano docenti pagati dallo Stato.

Da corporazioni di studenti a universitas

Le università nascono nel XII secolo: all’inizio erano semplici associazioni di studenti e professori che si presentavano in modo molto simile alle corporazioni di arti e mestieri di professionisti, mercanti e artigiani. Per arrivare alla nascita delle università vere e proprie, queste associazioni da una parte mirarono a ottenere il riconoscimento dell’autorità civile ed ecclesiastica e la concessione di privilegi di carattere giuridico ed economico, dall’altra cercarono di stabilire dei programmi di studio, i compensi per i professori e le modalità di svolgimento degli esami e della laurea. Il termine universitas all’inizio assunse un significato diverso da quello odierno, dato che si indicava solo la struttura corporativa che si occupava di far funzionare anche l’organizzazione didattica.

Dapprima era possibile scegliere tra quattro facoltà, ovvero arti, medicina, teologia e diritto. La prima università europea medievale fu la Scuola medica salernitana: i medici salernitani infatti godevano anche all’estero di grande fama e a loro si attribuiscono numerosi trattati bassati su conoscenze pratiche e sullo studio delle opera classiche della medicina greca e araba: i testi di Aristotele infatti venivano tradotti dal greco in latino proprio a Salerno. Molte erano opere scritte dai docenti per i loro studenti, il che prova l’esistenza di un insegnamento medico che già nel XII secolo presentava un regolare curriculum e uno studio di libri di testo standard.

L’università fondata da Federico II

Nulla è pervenuto del conferimento di lauree prima delle costituzioni dell’imperatore Federico II nel 1231, in base alle quali il candidato doveva aver prima superato un esame pubblico davanti ai docenti della scuola salernitana per presentarsi poi davanti all’imperatore o a un suo rappresentate per ottener e la licenza. L’università a Bologna è nata nell’ambito delle scuole laiche di diritto verso la metà del XII secolo: anche in tale occasione l’iniziativa fu presa da un gruppo di studenti che percepivano il problema di tutelare i propri interessi organizzandosi in forme associative, per cui si formarono dapprima quattro universatates scholarium che poi si ridussero a due.

Quella di Bologna ispirò la creazione di altre università soprattutto nell’Europa meridionale: nel 1222 nacque l’università a Padova, due anni dopo fu la volta di Napoli su iniziativa dello stesso imperatore Federico II che richiamò da Bologna i docenti cercando di attirarvi gli studenti con privilegi economici e con il divieto di recarsi a studiare all’estero. Lo scopo delle manovre di Federico II era quello di assicurarsi il controllo sulla formazione del personale da inserire nell’amministrazione del regno che voleva riformare introducendo leggi molto avanzate.

I Romani: racconto di un’era

È solo dal II secolo a.C. che inizia a manifestarsi un’arte romana. Roma repubblicana è un forte organismo sia politico che militare per cui non aspira alla conoscenza speculativa bensì a quella pratica e concreta.

Roma e l’amministrazione della res publica

Nella sua fase di ascesa, che trova il suo culmine nella conquista della penisola e con l’espansione romana nel Mediterraneo, Roma esclude l’esperienza estetica dal sistema di valori della propria cultura. Solo l’architettura è vista come tecnica utile ai fini del governa della res publica e come ingegneria militare. La stessa religione non oggettiva il divino in immagini e non è contemplazione ma devozione ovvero pìetas e i suoi atti non vogliono la solennità tipica del tempio o l’evidenza del simulacro.

Dato che non esiste una tradizione estetica legata alla concezione della natura e del sacro, tutto ciò che è immagine viene considerato come pericoloso per il costume romano. Il cittadino romano prima di tutto un soldato e un politico per cui l’arte concepita come attività manuale e servile non gli appartiene anche perché potrebbe distrarlo dai propri doveri civili.

L’arte come rappresentazione dello ius romano

Proprio perché l’arte appartiene a quei popoli soggiogati da Roma, le opere d’arte qui portate costituiscono degni bottini di guerra e degni trofei di vittoria che vengono esposti nel foro quale testimonianza del valore romano. È così che viene delineandosi una nuova estetica ovvero l’arte come storia per immagini accessibile anche agli incolti: con i romani l’arte diventa per la prima volta arte di governo ovvero instrumentum regni. I romani utilizzano anche l’arte greca fondata sulla filosofia del bello, a scopo etico e politico per narrare la storia. I primi contatti di Roma con l’arte ellenica si hanno nel III secolo fino ad arrivare al I secolo quando con Augusto il classicismo diventa l’arte ufficiale dello stato.

Roma diviene quindi punto d’incontro e d’incrocio in cui il linguaggio dell’arte classica finirà per sciogliersi nella molteplicità linguistica del tardo-antico. La storia dello sviluppo monumentale di Roma inizia con le maestose iniziative edilizie del tempo di Silla e di Cesare di cui oggi restano il tempio di Vesta e della Fortuna Virile, il Foum Julii e la Basilica Giulia. Tutti monumenti in cui si amministrava la giustizia da parte dei tribuni e dei centumviri e dove si effettuavano consulenze legali, per cui gli edifici all’epoca volevano essere rappresentativi dello ius romano. Con l’avvento di Augusto si assiste a una trasformazione radicale per cui si ha il passaggio dall’austerità repubblicana al decoro ufficiale dell’Impero.

Come nascono i Comuni in Italia

In Italia le comunità cittadine non comprendevano solo mercanti e artigiani ma anche esponenti della piccola e della media nobiltà possessori di beni fondiari e di diritti giurisdizionali su villaggi e terre di campagne vicine. La situazione politica all’interno delle città non era molto chiara dato che le funzioni pubbliche erano suddivise tra il vescovo e il conte, e a complicare il tutto interveniva il protagonismo della comunità cittadina che riusciva a farsi sentire dalle autorità locali e dal potere sovrano.

L’Italia dei Comuni

La nascita del Comune avvenne in ogni città in modi diversi e particolari per cui non è possibile effettuare un confronto o una casistica completa. Il periodo in cui appaiono le nuove istituzioni comunali coincide con il periodo della lotta per le investiture, ovvero tra il 1080 e il 1120. L’iniziativa in genere parte dal ceto aristocratico ma in alcune città della Toscana e del Piemonte anche da esponenti del mondo commerciale e imprenditoriale. Il termine consulares, però, indica un gruppo ristretto di famiglie, aristocratiche o borghesi, da cui provengono i consoli che, dapprima, non formano tra loro un ceto chiuso dato che dei consulares potevano far parte sia i nobili immigrati dalle campagne sia gli esponenti più ricchi del mondo mercantile.

I consulares diventeranno gruppi chiusi tra il XII e il XIII secolo, quando il ceto mercantile e artigianale sono tanto potenti che le famiglie al potere cercheranno ostruirne l’ascesa alle stanze del potere. Gli organi di governo del Comune sono l’Arengo, ovvero l’assemblea generale dei cittadini che prende decisioni su problemi di interesse generale, e il Collegio dei consoli che esercita potere esecutivo. I consoli rimangono in carica per massimo un anno così da non rischiare l’affermarsi di regimi personali e da garantire una rotazione.

I meccanismi di potere del Comune

Se all’inizio l’elezione dei consoli veniva effettuata per acclamazione, più tardi divenne necessario introdurre alcune innovazioni istituzionali, per cui l’assemblea generale venne sostituita dal Consiglio maggiore, che esercitava potere deliberativo, e dal Consiglio minore, che affiancava i consoli nell’esercizio delle loro funzioni. Le modalità di elezione cambiavano da una città all’altra, ma tutti garantivano il predominio dei notabili.

Venne riformata anche l’elezione dei consoli, che non venne più effettuata dal Consiglio maggiore, ma tramite due o tre gradi intermedi e sempre assicurando il monopolio politico delle famiglie dominanti. Venne fatta chiarezza anche sull’ambiguità dell’ordinamento comunale originario, in cui particolarmente ambiguo restava il rapporto con il vescovo le cui prerogative giurisdizionali vennero man mano ridimensionate all’interno della città.