Grandi cambiamenti in era medievale

L’idea di Medioevo nasce con l’Umanesimo italiano quando letterati e artisti acquisirono la consapevolezza di vivere in un’epoca di grandi trasformazioni sia culturali che morali, individuando nel percorso della civiltà tre fasi, ovvero l’antichità classica, l’età della decadenza, in cui viene compresa la caduta dell’impero romano, e l’età nuova, in cui rinascono i valori della civiltà classica.

Il Medioevo visto dagli occhi di un umanista

L’orgoglio di vivere in un’epoca di grande progresso e cambiamento intellettuale rappresentò uno dei fattori unificanti della cultura umanistica europea, in cui non venne assunto un atteggiamento univoco verso l’età definita media tempestas, media aetas, medium aevum. Non era possibile condividere del tutto il disprezzo per dei secoli in cui comunque si era assistito alla formazione delle istituzioni politiche e in cui si era affermata l’idea di nazione, ecco perché il motivo reale di critica e disprezzo verso il periodo del Medioevo venne addotto all’operato della Chiesa di Roma, che deviò dalla sua missione e dal modello della comunità cristiana originaria.

La polemica riguardo al Medioevo si arricchì ben presto di connotazioni religiose oltre che letterarie e artistiche, per cui da un lato si andò delineando uno dei fattori originali della società medievale ovvero il carattere profondamente religioso, e dall’altro si assistette all’inizio della lotta tra protestanti e cattolici.

Come cambia la visione del Medioevo nel Settecento

È ancora nel Settecento che la critica sul Medioevo riprende e si posa sugli aspetti delle istituzioni politiche e sociali che gli illuministi credevano essere dei residui delle superstizioni dell’età medievale. Tale critica in realtà maturò la consapevolezza che bisognava risalire al Medioevo per cogliere le origini del mondo moderno. Per superare la polemica sul Medioevo bisognerà attendere la fine del Settecento e la contestazione dei valori illuministici: filosofi e letterari esalteranno il Medioevo come epoca di serenità spirituale e il Cristianesimo quale forza creatrice dell’Europa, mentre gli storici neo ghibellini individueranno nel papato proprio quella forza che ricoprì un ruolo negativo.

Anche la cultura romantica contribuì alla rivalutazione del Medioevo esaltandolo quale epoca religiosa per eccellenza. Il Medioevo generò un ampio interesse della cultura romantica verso tanto che ebbe l’effetto di stimolare la ricerca storica a livello scientifico, che proprio nell’Ottocento registrò innumerevoli progressi a livello metodologico, progressi che erano destinati a intensificarsi ancora di più nel corso della seconda metà del secolo, quando la storia divenne materia per pochi specialisti senza più essere al centro dell’attenzione di letterati e filosofi.

Cultura bizantina diffusa nel Medioevo

Il periodo che va dalla fine del dominio bizantino fino all’avvento di Carlo Magno e alla formazione del nuovo Impero romano d’Occidente è caratterizzato da una profonda depressione politica, economica e culturale, mentre per la cultura orientale sarà un periodo di splendore la cui influenza non mancherà di farsi sentire nel tormentato mondo occidentale.

L’influenza dell’Oriente

La bizantina è una cultura in tutti i suoi aspetto sia politici che economici essenzialmente religiosa, che mira a realizzare in terra l’ordine divino e a garantire all’umanità la salvezza oltre la vita. La società bizantina è ordinata secondo una rigida gerarchia che si traduce in una pesante e capillare burocrazia e in un meticoloso formalismo, ma si tratta anche di una società percorsa da forti correnti spirituali impegnate nelle discussioni dottrinali e spesso in lotta tra loro. In tale società che mira alla trascendenza, il tipo umano ideale è rappresentato dall’asceta, dall’eremita che è ascoltato con rispetto anche quando pronuncia invettive roventi o predice tremendi castighi.

Immancabilmente l’arte bizantina si rivela un mix di correnti ciascuna delle quali elabora una propria tradizionale stilistica e iconografica e risente di numerose tendenze di pensiero religioso. Da una parte quindi c’è l’arte della corte di Costantinopoli che tende a far venerare immagini, dall’altra c’è l’arte delle correnti provinciali tra cui spicca quella siriaca, che conferisce un carattere narrativo e drammatico alle immagini. Carattere narrativo quindi che assume un peso morale ben visibile nell’intensificazione delle linee, nell’esasperazione del colore e nel modo di rappresentare l’immagine.

L’arte bizantina in Italia

La cultura artistica bizantina si diffonde anche in Italia e in particolare sul versante adriatico e in una parte della pianura padana, ma vera zona franca della cultura artistica rimane Roma dove compaiono artisti proveniente dalle diverse regioni dell’Oriente cristiano specialmente dalla Siria. Contrapponendosi alla pretesa degli imperatori d’Oriente che hanno voce in campo dogmatico e artistico, la Chiesa di Roma pone l’accento sul rifiuto del fasto orientale nelle costruzioni religiose e inneggia al ritorno alla semplicità dell’epoca paleocristiana, incoraggia la rappresentazione di fatti storico-religiosi utili all’educazione religiosa dei fedeli e insiste sulla funzionalità educativa dell’arte.

Le chiese, quindi, subiscono continui rimaneggiamenti e trasformazioni sia nelle forme architettoniche che nelle pitture decorative. Con le correnti culturali che continuano ad affluire a Roma si spiegano anche le interpretazioni e le varianti architettoniche dell’antico schema paleocristiano che si manifestano con ampiezze desuete delle navate o delle absidi. Anche la scultura si riduce a mera decorazione architettonica di capitelli, cornici e transenne, che spesso risultano il prodotto di un artigianato scaduto e scadente.

Curiosità dal Medioevo

Suddividere il Medioevo in periodi è indispensabile per connotare un’epoca in cui si svilupparono numerose trasformazioni rispetto all’età antica che costruirono la base per l’emergere di una nuova età, quella moderna. Tra la fine dell’età antica e l’inizio di quella moderna si rivela l’esistenza di un’età intermedia diversa, con una sua civiltà e caratterizzata da propri elementi che si può suddividere facilmente nei quattro periodi riconosciuti dalla storiografia.

Le trasformazioni e i cambiamenti dall’età romanica al Medioevo

La storiografia italiana colloca tra la fine dell’impero romano d’Occidente e l’inizio dell’età moderna quattro periodi che fanno parte di un’età intermedia conosciuta come Medioevo. Il primo periodo va dal IV al VII secolo in cui si assiste a una lenta trasformazione del mondo romano e alla comparsa di elementi che in seguito saranno protagonisti di uno sviluppo più compiuto. Si tratta del periodo conosciuto come tarda antichità, in cui vanno esaurendosi i fattori che avevano caratterizzato il mondo romano, ovvero l’unità politica e l’integrazione economica tra le diverse regioni del Mediterraneo e l’importanza del ruolo delle città.

Negli stessi secoli si va affermando il cristianesimo, la cui dottrina verrà definita anche dal punto di vista organizzativo attraverso i concili ecumenici, in cui saranno stabiliti i suoi principali dogmi, mentre la Chiesa inizierà a stabilire una propria organizzazione ispirata a quella civile. Il secondo periodo noto come Alto Medioevo comprende i secoli dal VIII al X: in questi secoli, la vita dei popoli europei diventa ancora più precaria e insicura a causa delle incursioni di Normanni e Saraceni. Inoltre, è proprio in questo periodo che iniziano a nascere quei rapporti feudali destinati a contraddistinguere le società medievali.

L’autunno del Medioevo e la fine degli anni bui

Il terzo periodo è detto Pieno Medioevo, perché è l’età in cui matura e si esprime pienamente la civiltà medievale a ogni livello, sia nell’ambito sociale, politico e religioso che nella letteratura, nella filosofia e nelle arti, dimostrandosi proprio quella civiltà che Dante racconta nella sua Divina Commedia. Nei secoli del Tardo Medioevo, invece, si assiste a una crisi demografica ed economica e a profondi mutamenti che incisero fortemente sulla vita delle popolazioni europee. Iniziarono, infatti, a diffondersi nuovi modelli culturali, nuovi valori religiosi e si rinunciò definitivamente all’ideale dell’impero universale, mentre il papato mise da partele proprie ambizioni di egemonia politica.

Unica data simbolica di quello che fu denominato come l’ ‘autunno del Medioevo’, è quella relativa alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, ma non tanto perché in quell’anno si assiste a dei reali cambiamenti nella vita politica, sociale ed economica delle popolazioni, ma perché la scoperta stessa provocò l’apertura di frontiere fino ad allora conosciute segnando il culmine delle trasformazioni dell’Europa del Trecento e Quattrocento.

L’architettura ai tempi di Augusto Imperatore

Con l’avvento di Augusto la trasformazione di Roma è evidente: dall’austerità della repubblica si passa al decoro dell’Impero, per cui l’architettura augustea si rivela aperta all’influenza ellenistica senza rinnegare la tradizione etrusca.

Dall’architettura repubblicana all’architettura imperiale

Quando Augusto fa erigere il proprio mausoleo riesce a far fondere il tema orientale della tomba monumentale con quello etrusco del tumulo, e ciò vale anche per la tomba di Cecilia Metella, mentre la piramide di Caio Cestio è di più manifesto esempio egiziano. Altro elemento caratteristico dell’architettura augustea è l’arco trionfale che discende dall’arco etrusco con qualche minima integrazione classica.

L’isolamento dell’arco così come quello postumo della colonna a scopo celebrativo manifesta il chiaro intento dei romani ad attribuire alle forme architettoniche viste quali icone di stabilità e di durata, la funzione di rappresentazione di quei grandi valori che sono alla base dell’ideologia dello stato. Il concetto stesso di monumento si lega palesemente alla volontà di stabilire un rapporto reale tra il passato storico, il presente e il futuro manifestando con la costruzione di tali monumenti la perennità di quei valori.

Il significato ideologico dei monumenti imperiali

La Domus Aurea che Nerone si fece costruire è l’immagine della follia di un visionario megalomane ma che ebbe una rilevante importanze nell’ambito dello sviluppo dell’architettura romana. Infatti, Nerone intendeva costruire una sorta di ‘palazzo del Sole’, per cui attinse da modelli orientali e ciò è evidente non solo nell’ostentazione del fasto dei marmi e delle opere d’arte ma anche nel collegamento dell’edificio ai giardini per cui la domus venne concepita non come n blocco chiuso ma come in organismo snodato che comunica con la natura.

La domus quindi fu costruita con l’idea che dovesse essere un monumento, ma non alla gloria della patria ma alla divinità dell’imperatore, un concetto questo che si ritroverà in tutta l’architettura imperiale. L’anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo, inaugurato dall’imperatore Tito nell’80 d.C. assunse ben presto un valore simbolico per le molte memorie storiche che rappresentava.

Per spiegare il modo in cui il Colosseo sia riuscito ad assumere tale significato ideologico bisogna analizzarlo dall’interno: lo spettacolo di gladiatori, belve e lottatori che si teneva all’interno dell’anfiteatro non era altro che una sorta di grande parata che doveva dimostrare agli occhi del mondo il trionfo continuamente celebrato dei governatori e del popolo di Roma. Non per niente la grande mole ellittica era stata eretta per dominare e contraddistinguere il paesaggio dell’Urbe: era stata costruita perché si trovasse perfettamente in asse con il foro e ne chiudesse la prospettiva monumentale.

La nascita delle prime università

Il mondo antico aveva già conosciuto un’istruzione di tipo superiore soprattutto nel campo del diritto, della retorica e della filosofia ma non le università con la divisione in facoltà, piani di studio ed esami di laurea. A una tale organizzazione non si giunge nemmeno nel basso impero, con l’avvento di scuole pubbliche di diritto in cui insegnavano docenti pagati dallo Stato.

Da corporazioni di studenti a universitas

Le università nascono nel XII secolo: all’inizio erano semplici associazioni di studenti e professori che si presentavano in modo molto simile alle corporazioni di arti e mestieri di professionisti, mercanti e artigiani. Per arrivare alla nascita delle università vere e proprie, queste associazioni da una parte mirarono a ottenere il riconoscimento dell’autorità civile ed ecclesiastica e la concessione di privilegi di carattere giuridico ed economico, dall’altra cercarono di stabilire dei programmi di studio, i compensi per i professori e le modalità di svolgimento degli esami e della laurea. Il termine universitas all’inizio assunse un significato diverso da quello odierno, dato che si indicava solo la struttura corporativa che si occupava di far funzionare anche l’organizzazione didattica.

Dapprima era possibile scegliere tra quattro facoltà, ovvero arti, medicina, teologia e diritto. La prima università europea medievale fu la Scuola medica salernitana: i medici salernitani infatti godevano anche all’estero di grande fama e a loro si attribuiscono numerosi trattati bassati su conoscenze pratiche e sullo studio delle opera classiche della medicina greca e araba: i testi di Aristotele infatti venivano tradotti dal greco in latino proprio a Salerno. Molte erano opere scritte dai docenti per i loro studenti, il che prova l’esistenza di un insegnamento medico che già nel XII secolo presentava un regolare curriculum e uno studio di libri di testo standard.

L’università fondata da Federico II

Nulla è pervenuto del conferimento di lauree prima delle costituzioni dell’imperatore Federico II nel 1231, in base alle quali il candidato doveva aver prima superato un esame pubblico davanti ai docenti della scuola salernitana per presentarsi poi davanti all’imperatore o a un suo rappresentate per ottener e la licenza. L’università a Bologna è nata nell’ambito delle scuole laiche di diritto verso la metà del XII secolo: anche in tale occasione l’iniziativa fu presa da un gruppo di studenti che percepivano il problema di tutelare i propri interessi organizzandosi in forme associative, per cui si formarono dapprima quattro universatates scholarium che poi si ridussero a due.

Quella di Bologna ispirò la creazione di altre università soprattutto nell’Europa meridionale: nel 1222 nacque l’università a Padova, due anni dopo fu la volta di Napoli su iniziativa dello stesso imperatore Federico II che richiamò da Bologna i docenti cercando di attirarvi gli studenti con privilegi economici e con il divieto di recarsi a studiare all’estero. Lo scopo delle manovre di Federico II era quello di assicurarsi il controllo sulla formazione del personale da inserire nell’amministrazione del regno che voleva riformare introducendo leggi molto avanzate.

I Romani: racconto di un’era

È solo dal II secolo a.C. che inizia a manifestarsi un’arte romana. Roma repubblicana è un forte organismo sia politico che militare per cui non aspira alla conoscenza speculativa bensì a quella pratica e concreta.

Roma e l’amministrazione della res publica

Nella sua fase di ascesa, che trova il suo culmine nella conquista della penisola e con l’espansione romana nel Mediterraneo, Roma esclude l’esperienza estetica dal sistema di valori della propria cultura. Solo l’architettura è vista come tecnica utile ai fini del governa della res publica e come ingegneria militare. La stessa religione non oggettiva il divino in immagini e non è contemplazione ma devozione ovvero pìetas e i suoi atti non vogliono la solennità tipica del tempio o l’evidenza del simulacro.

Dato che non esiste una tradizione estetica legata alla concezione della natura e del sacro, tutto ciò che è immagine viene considerato come pericoloso per il costume romano. Il cittadino romano prima di tutto un soldato e un politico per cui l’arte concepita come attività manuale e servile non gli appartiene anche perché potrebbe distrarlo dai propri doveri civili.

L’arte come rappresentazione dello ius romano

Proprio perché l’arte appartiene a quei popoli soggiogati da Roma, le opere d’arte qui portate costituiscono degni bottini di guerra e degni trofei di vittoria che vengono esposti nel foro quale testimonianza del valore romano. È così che viene delineandosi una nuova estetica ovvero l’arte come storia per immagini accessibile anche agli incolti: con i romani l’arte diventa per la prima volta arte di governo ovvero instrumentum regni. I romani utilizzano anche l’arte greca fondata sulla filosofia del bello, a scopo etico e politico per narrare la storia. I primi contatti di Roma con l’arte ellenica si hanno nel III secolo fino ad arrivare al I secolo quando con Augusto il classicismo diventa l’arte ufficiale dello stato.

Roma diviene quindi punto d’incontro e d’incrocio in cui il linguaggio dell’arte classica finirà per sciogliersi nella molteplicità linguistica del tardo-antico. La storia dello sviluppo monumentale di Roma inizia con le maestose iniziative edilizie del tempo di Silla e di Cesare di cui oggi restano il tempio di Vesta e della Fortuna Virile, il Foum Julii e la Basilica Giulia. Tutti monumenti in cui si amministrava la giustizia da parte dei tribuni e dei centumviri e dove si effettuavano consulenze legali, per cui gli edifici all’epoca volevano essere rappresentativi dello ius romano. Con l’avvento di Augusto si assiste a una trasformazione radicale per cui si ha il passaggio dall’austerità repubblicana al decoro ufficiale dell’Impero.

Come nascono i Comuni in Italia

In Italia le comunità cittadine non comprendevano solo mercanti e artigiani ma anche esponenti della piccola e della media nobiltà possessori di beni fondiari e di diritti giurisdizionali su villaggi e terre di campagne vicine. La situazione politica all’interno delle città non era molto chiara dato che le funzioni pubbliche erano suddivise tra il vescovo e il conte, e a complicare il tutto interveniva il protagonismo della comunità cittadina che riusciva a farsi sentire dalle autorità locali e dal potere sovrano.

L’Italia dei Comuni

La nascita del Comune avvenne in ogni città in modi diversi e particolari per cui non è possibile effettuare un confronto o una casistica completa. Il periodo in cui appaiono le nuove istituzioni comunali coincide con il periodo della lotta per le investiture, ovvero tra il 1080 e il 1120. L’iniziativa in genere parte dal ceto aristocratico ma in alcune città della Toscana e del Piemonte anche da esponenti del mondo commerciale e imprenditoriale. Il termine consulares, però, indica un gruppo ristretto di famiglie, aristocratiche o borghesi, da cui provengono i consoli che, dapprima, non formano tra loro un ceto chiuso dato che dei consulares potevano far parte sia i nobili immigrati dalle campagne sia gli esponenti più ricchi del mondo mercantile.

I consulares diventeranno gruppi chiusi tra il XII e il XIII secolo, quando il ceto mercantile e artigianale sono tanto potenti che le famiglie al potere cercheranno ostruirne l’ascesa alle stanze del potere. Gli organi di governo del Comune sono l’Arengo, ovvero l’assemblea generale dei cittadini che prende decisioni su problemi di interesse generale, e il Collegio dei consoli che esercita potere esecutivo. I consoli rimangono in carica per massimo un anno così da non rischiare l’affermarsi di regimi personali e da garantire una rotazione.

I meccanismi di potere del Comune

Se all’inizio l’elezione dei consoli veniva effettuata per acclamazione, più tardi divenne necessario introdurre alcune innovazioni istituzionali, per cui l’assemblea generale venne sostituita dal Consiglio maggiore, che esercitava potere deliberativo, e dal Consiglio minore, che affiancava i consoli nell’esercizio delle loro funzioni. Le modalità di elezione cambiavano da una città all’altra, ma tutti garantivano il predominio dei notabili.

Venne riformata anche l’elezione dei consoli, che non venne più effettuata dal Consiglio maggiore, ma tramite due o tre gradi intermedi e sempre assicurando il monopolio politico delle famiglie dominanti. Venne fatta chiarezza anche sull’ambiguità dell’ordinamento comunale originario, in cui particolarmente ambiguo restava il rapporto con il vescovo le cui prerogative giurisdizionali vennero man mano ridimensionate all’interno della città.

L’arte etrusca: prime manifestazioni di arte in Italia

Degli etruschi che si insediarono lungo la costa e il retroterra tirrenico, resta ancora incerta la provenienza così come poco o nulla si conosce dei loro usi e costumi, della loro lingua e della loro religione. Le prime manifestazioni culturali risalgono alla fine del IX e l’inizio dell’VIII secolo: la civiltà etrusca conclude il proprio ciclo nel II secolo dopo aver occupato la pianura padana e la costa tirrenica fino alla Campania.

Chi sono gli etruschi?

Gli etruschi erano molto industriosi e sapevano sfruttare i giacimenti metalliferi, il suolo e la posizione geografica favorevole per instaurare traffici commerciali marittimi con gli altri paesi dell’area mediterranea. Si trattava di una civiltà essenzialmente urbana: le città infatti venivano costruite con forti cinta murarie a loro protezione e si succedevano tra loro a brevi distanze generalmente lungo le vallate del Tevere e dell’Arno. La società etrusca era invece chiusa e conservatrice, molto gelosa delle proprie tradizioni, soprattutto ciò che la caratterizzava maggiormente era un oscuro sentimento del sacro, infatti gli etruschi hanno conservato per lungo tempo culti decisamente arcaici.

Credevano infatti nell’esistenza di una entità divina dominante nel mondo attraverso numerose e occasionali manifestazioni che si concretizzavano nell’adorazione di spiriti e divinità. Ciò che regnava sul mondo era una specie di “fortuna”, intesa come forza misteriosa che poteva essere evocata o scongiurata attraverso l’ars aruspicina, ovvero pratiche divinatorie.

Il rapporto degli etruschi con la morte e l’arte

Quanto più il senso della vita è concreto e pratico tanto più è misteriosa e paurosa la dimensione della morte: per gli etruschi infatti incombente e terrificante era l’immagine dell’aldilà che concepivano come pieno di spiriti infernali, per questo era necessario combattere e annullare gli effetti della morte cercando di conservare le proprie sembianze e fattezze nonché la sostanza stessa della vita. Partendo da tale concezione, tutta l’arte etrusca è quindi destinata alla tomba in cui si deve conservare qualcosa della vita reale: la tomba diventa così casa o immagine della casa o del corpo umano, l’importante è che la persona possa reintegrarsi alla realtà e continuare a vivere.

Nell’arte etrusca è percepibile l’influenza della cultura figurativa greca ma si tratta di un’influenza puramente formalistica poiché sarebbe stato impossibile per un’arte espressione assoluta e totale della vita influire su quella etrusca così ossessionata dal pensiero e dal timore della morte. Un’arte che si pone a protezione e scongiuro contro la morte non può definirsi pienamente religiosa quanto piuttosto superstiziosa, e poiché la superstizione è una credenza popolare l’arte etrusca rivela un certo carattere popolaresco, ovvero nasce dalla vita quotidiana da quella vita in cui si ha paura della morte e per questo è anche un’arte estremamente realistica.